Telefango su Di Pietro, è già campagna elettorale

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Non avevamo neppure finito di riprenderci dall’editoriale di Minzolini dedicato al raffronto tra i grandi beati del secolo scorso e Bettino Craxi che ci è toccato in sorte di assistere ad un altro spettacolo televisivo di livello non inferiore, anche perchè sarebbe oramai difficile individuare lo zero assoluto in materia di orrori quotidiani nel polo Raiset. Eppure, come cantava Morandi, si può davvero dare e fare sempre di più.

Ci riferiamo alla puntata di venerdì pomeriggio del programma curato su Rai 2 da Monica Setta: gli ospiti, tra loro Capezzone, Storace, Vincenzo Vita, Matteo Colaninno, stavano stancamente parlando di fisco e dintorni, quando una mano ignota passava alla signora Setta un clamoroso scoop: Di Pietro sorpreso con i capi dei servizi, forse era ed è un agente della Cia. Le sue inchieste, dunque, questo lo aggiungiamo noi, erano il frutto di un complotto prefabbricato per colpire la banda degli onesti.

Monica Setta era visibilmente emozionata, per fortuna ha anche aggiunto che la notizia non veniva dai servizi segreti ma dallo stesso Di Pietro che nel suo blog quotidiano aveva svelato la bufala e aveva annunciato che qualcuno stava tentando di vendere il falso dossier a un giornale, uno a caso, che lo avrebbe pubblicato contando sulla ripetizione del messaggio a reti unificate, una sorta di pestaggio mediatico accuratamente preparato.

La precisazione non ha avuto effetto, Capezzone e Storace si sono lanciati sul sentiero della condanna anticipata e della clamorosa rivelazione che finalmente ha inchiodato quell’odiato giudice che osò mettere il naso negli affari di famiglia e delle famiglie di rispetto.

La chiccha, tuttavia, è arrivata nel finale quando la signora Setta, per riportare la calma e ritrovare l’equilibrio perduto ha pensato bene di affidare il pacato commento finale al vice direttore del Giornale, ma guarda che combinazione!, Sallusti che si è prodotto in una sorta di fucilazione mediatica accompagnata dalla richiesta di gogna, per le manganellate è solo questione di tempo.

Quello che è accaduto è solo l’antipasto di quanto accadrà e che investirà chunque, radicale o moderato che sia, di destra o di sinistra, cattolico o ateo militante, oserà contrastare l’assalto finale alla legalità repubblicana e a alla divisione dei poteri.

Chi coltiva ancora l’insana illusione che dopo le vacanze sia tornato sulla scena un Berlusconi mite e dialogante, vada a rivedersi e a riascoltare le parole di Minzolini e l’invettiva di Sallusti, nelle loro parole troverà il programma delle prossime settimane.

Altro che litigare sulle presidenze delle regioni, sarà davvero il caso di mettere insieme e di farlo subito quanti hanno ancora a cuore la lettera e lo spirito della Costituzione.

Giuseppe Giulietti

(15 gennaio 2010)

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