Testamento biologico: ora il referendum!

Ignazio Marino

, da Liberazione, 14 luglio 2011

Gli italiani si preparino ad apporre la propria firma su un foglio di carta senza valore. Un foglio bianco su cui potranno scrivere soltanto gli "orientamenti" sulla fine della loro vita e sulle cure a cui vogliono essere sottoposti. Ecco il testamento biologico secondo la destra al Governo. Una legge voluta ostinatamente per ragioni di gretto calcolo politico, con la quale chi ha vinto le elezioni nel 2008 si arroga il potere di decidere come gli italiani dovranno curarsi nel momento in cui dovessero perdere la coscienza e non avere alcuna ragionevole speranza di recupero dell’integrità intellettiva. Insomma, una vera invasione dello spazio privatissimo della malattia, degli affetti e della dignità individuale.

Chiunque legga il testo, che ora tornerà al Senato, non potrà fare a meno di notare i trucchi che vi sono stati inseriti per paralizzare la libertà di scelta dei pazienti e il lavoro di medici e infermieri. Il testamento – o "dichiarazione anticipata di trattamento" – verrà applicato solo agli ammalati in stato di "accertata assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale", ovvero praticamente morti. Ognuno di noi vi potrà indicare solo generici orientamenti circa le prestazioni terapeutiche cui desideri essere sottoposto in caso di perdita della coscienza, ma non quelle che intende rifiutare o sospendere.

Non sarà possibile dire no ad alcune procedure mediche anche se le riteniamo sproporzionate. Anche se considerassimo inaccettabile un trattamento sanitario, come un tubo inserito nell’intestino per l’idratazione e la nutrizione artificiali, dovremmo subirlo. Inoltre, i medici e gli infermieri si troveranno in grande difficoltà perché da un lato hanno il codice deontologico, che afferma che bisogna accompagnare il paziente secondo le sue indicazioni, dall’altro una legge che impone di inserire un tubo nell’intestino ad ogni paziente che perde la coscienza e, con essa, la capacità di alimentarsi.
A questo punto, quando ne discuteremo al Senato, chiederò alla maggioranza di destra di fare un ulteriore sforzo nel ridicolo affinché introduca un emendamento che sancisca per legge il divieto di morire o introduca, nel caso di morte, l’obbligo di cure ai deceduti. Si tratta, insomma di un pasticcio gravissimo, che avrà conseguenze sulla vita (e anche sulla morte) di tutti noi.

L’Italia avrebbe bisogno di una legge diversa, in linea con quanto già disposto in altri paesi e in grado di rispettare alcuni principi fondamentali: in primo luogo la laicità dello Stato, il diritto di autodeterminazione delle persone e il carattere vincolante delle indicazioni rese nel pieno delle proprie facoltà. E ancora, il rispetto per il ruolo e le competenze di medici e infermieri. Non potendo contare su uno sforzo di lungimiranza di questa destra, dopo la probabile approvazione al Senato, dobbiamo prepararci a raccogliere le firme per un referendum perché la politica non può calpestare le persone. Spero che il mio partito, che purtroppo non ha votato in maniera compatta contro questa legge, faccia una scelta chiara ora e in linea con i suoi elettori lanciando presto la mobilitazione.

Nel frattempo, purtroppo, i cittadini si rivolgeranno ai tribunali, così come è accaduto con la legge 40 sulla fecondazione assistita, e i giudici dovranno decidere su una materia molto delicata che dovrebbe invece rimanere nell’ambito della famiglia e del dialogo tra medico e paziente.

(14 luglio 2011)

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