“Torino non ha lasciato soli gli operai”. Più di cinquemila alla fiaccolata Fiom
Diego Longhin
, da Repubblica ed. Torino, 13 gennaio 2011
«Non immaginavo, più del previsto. Non dirò che siamo 40 mila – ha aggiunto riferendosi alla marcia dei capi e quadri Fiat di 30 anni per chiedere la fine degli scioperi dell’80 – ma la parte migliore di Torino non ha lasciato soli gli operai di Mirafiori». Il primo ad essere stupito della partecipazione alla fiaccolata contro l’accordo del 23 dicembre è Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom.
Via Garibaldi è stata invasa dalle fiaccole di chi è convinto che all’intesa su Mirafiori si debba dire «no». Un piccolo fiume, almeno 5 mila persone, che hanno attraversato il centro della città, tra le bancarelle dei libri e le vetrine dei negozi ancora illuminati. Tante bandiere della Fiom, oltre a quelle di Rifondazione e dell’Italia dei Valori. Tra la folla anche qualche consigliere provinciale del Pd, oltre a diversi esponenti di Sel e della Federazione della Sinistra, l’ex sindaco Diego Novelli, rappresentanti di tutte le categorie della Cgil e la leader della Camera del Lavoro di Torino, Donata Canta. Anche il leader di Sinistra e Libertà, Nichi Vendola, dopo esser stato in mattinata ai cancelli di Mirafiori ha deciso di partecipare al corteo. Ad aprire la fiaccolata, dietro lo striscione sull’accordo vergogna, il numero uno della Fiom, Maurizio Landini, che dalle tute blu è stato accolto come una star.
Quando il serpentone è passato accanto al Comune è scattato l’applauso per i volontari di Terra del Fuoco che sotto lo striscione «Se io fossi un operaio», per alludere a chi tra i politici si è esercitato a dare la sua indicazione di voto per il referendum, hanno mimato per tutto il giorno i movimenti e le operazioni che è chiamato a fare un operaio in catena di montaggio. «Se vinceranno i sì – ha detto Airaudo in piazza Castello – non saranno sì liberi, ma estorti, che equivalgono a dei no. Saranno sì per pagare il mutuo, per mandare i figli a scuola, per non perdere il posto di lavoro dopo i tanti ricatti che Marchionne ha lanciato, minacciando di andarsene».
Applausi, misti a fischi diretti al presidente del Consiglio, quando il responsabile auto ha attaccato Berlusconi, che dalla Germania aveva dato ragione all’amministratore delegato della Fiat in caso di vittoria dei "no": «Non è degno di rappresentare noi e il Paese». Airaudo, prima di lasciare la parola al direttore di Micromega Paolo Flores d’Arcais, che ha lanciato una campagna contro l’accordo, ha sottolineato che «non esistono tatticismi o firme tecniche». Il numero uno Landini ha ringraziato Torino e la piazza: nonostante il risultato del referendum, «noi non ci fermiamo: non lo dice Marchionne se la Fiom esiste o non esiste. E credo che le fiaccole di questa sera indichino che vogliamo tenere accesa l’idea di sviluppo e di qualità, che mette i diritti al centro».
(13 gennaio 2011)
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