Travaglio: Belpietro torna indietro
Marco Travaglio
, da L’espresso, 28 maggio 2010
"Qualcuno ascolterà le conversazioni telefoniche, il pm le farà trascrivere e le inserirà agli atti e tutti le conosceranno. Tutti tranne i lettori, a cui i giornalisti non potranno più raccontare nulla. Del resto i criminali sono i giornalisti". Era il 13 giugno 2008 e Maurizio Belpietro, direttore di "Panorama" (famiglia Berlusconi), le cantava chiare al governo del suo editore che aveva appena licenziato la legge-bavaglio Alfano.
Oggi Maurizio Belpietro, direttore di "Libero" (famiglia Angelucci), plaude alla "legge sacrosanta" per "regolamentare le fughe di notizie", fingendo di ignorare che il divieto riguarda gli atti non segreti. Intanto pubblica notizie segrete su presunti conti esteri dei ministri Bondi e Matteoli, perché "noi continuiamo a stampare quanto apprendiamo", "ma è forte la sensazione di essere inconsapevoli strumenti di un gioco che mira a intorpidire le acque" (forse voleva dire intorbidire).
Insomma "pubblichiamo ciò che scoviamo anche perché questo ci impone la concorrenza, ma non siamo portati per i processi a mezzo stampa, continuiamo a preferire quelli in tribunale con tutte le garanzie, pensiamo che sia più che giustificata una legge che imponga di raccontare i fatti penalmente rilevanti solo quando siano stati accertati. Con buona pace di chi crede che l’eco della Procura sia il solo modo di fare giornalismo e di guadagnare".
Perbacco, questo Belpietro, che fior di garantista. Dev’essere un omonimo del Belpietro che, nel gennaio 2006, direttore del "Giornale", pubblicò illegalmente la famosa telefonata Fassino-Consorte, talmente segreta che la Procura non l’aveva fatta trascrivere in quanto priva di "rilevanza penale". Dev’essere un omonimo del Belpietro che nel 2007 sbattè in prima pagina sul "Giornale" le foto di Silvio Sircana, portavoce di Prodi, che parlava con un trans, talmente priva di rilevanza penale che nessuna procura l’aveva mai acquisita. Poi pubblicò quelle del ministro Mastella nel caso Why Not, pur sapendole top secret e penalmente "ininfluenti".
Dev’essere un omonimo del Belpietro che nell’agosto 2008 sparò su "Panorama" le intercettazioni segrete e penalmente irrilevanti di alcuni imprenditori che chiedevano (invano) favori a Prodi, poi spiegò all’Apcom: "Il mio mestiere è pubblicare le notizie. Se c’è un’inchiesta di una Procura che ha autorizzato intercettazioni a carico dell’ex premier e di suoi collaboratori, io le pubblico. Perché la polemica scoppia solo quando riguardano un politico?".
Se il Belpietro di "Libero" avesse conosciuto il Belpietro del "Giornale" e di "Panorama", l’avrebbe strapazzato di brutto, accusandolo di "intorpidire le acque", di fare "processi a mezzo stampa", di essere "l’eco della Procura". E avrebbe invocato una legge "sacrosanta" per bloccarlo. Piccola curiosità: Belpietro-1 pubblicava atti e bobine sulla sinistra, Belpietro-2 è costretto a raccontarne sulla destra e chiede al governo di fermarlo. Ma questa è solo una nota di colore.
(28 maggio 2010)
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