Una polemica tra Michele Serra e Antonia Battaglia

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L’AMACA di Michele Serra, da Repubblica, 12 marzo 2014

La Lista Tsipras pareva una decente idea per chi crede che la sola alternativa all’Europa prigioniera della contabilità sia un’Europa sociale e solidale. Non si era tenuto conto (almeno qui in Italia) della inesausta litigiosità di quella nebulosa pulviscolare di partitini, movimentini, associazioncine, pensatrici e pensatori single che compongono la sedicente “area dell’alternativa”. Una signora pugliese (portavoce di un imprecisato numero di “associazioni pacifiste”, si spera d’accordo tra loro) si è molto adirata per la presenza in lista di altri pugliesi a lei sgraditi, appartenenti a Sel.
Con tutto il rispetto per la Puglia e per i suoi trulli, la disputa non appare esattamente di respiro europeo. Ma fare ripiombare nel minuscolo, nella bega personale, nella gomitata al vicino di posto ogni questione di qualche respiro e di qualche nobiltà; e ridurla, dunque, a una stizzita contesa tra una manciata di persone; questa è, da sempre, la vera specialità della sinistra, e in modo speciale della sinistra “antagonista” o “alternativa”, da generazioni divisa in fazioni e vicefazioni la cui epifania consiste nell’azzannarsi vicendevolmente a morte. La delegazione pugliese chiederà funerali separati.

Caro Michele Serra, quella che lei banalizza come "disputa" é una scelta etica che non avrei dovuto compiere io da candidata ma che avrebbe dovuto compiere la Lista Tsipras.
Mi rendo conto che lei non conosce Taranto, da come scrive, da come cataloga la questione e da come banalizza.
La Puglia, la informo, non è solo i trulli e le orecchiette con le cime di rapa ma anche una città che, grazie ai colpi di mannaia dati da tutti i partiti nel tempo, sta morendo.
La nebulosa pulviscolare in cui lei mette associazioni, pensatrici e pensatori é la sola arma di resistenza che città distrutte dalla politica – che lei difende -, hanno.
Noi siamo già in Europa, ci siamo andati da soli auto-organizzandoci tramite le associazioni.
Le ricordo che, per andare in Europa, si deve pur passare da Roma perché la Lista parte dall’Italia e deve portare in Europa la politica italiana.

Antonia Battaglia

(12 marzo 2014)



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