Una prima serata tv per i diritti civili

Carlo Troilo

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Sabato scorso, in un editoriale come sempre acuto, Galli della Loggia – prendendo ad esempio il dibattito sulle unioni civili – denuncia “la iper rappresentazione che su tutti i media così come nell’intrattenimento, nel cinema, in qualunque produzione culturale, ha costantemente l’opinione per così dire laico-progressista, favorevole al cambiamento, a innovare, a cancellare tutto ciò che appare tradizionale, a cominciare – c’è bisogno di dirlo? – dalla dimensione religiosa”. Del resto – aggiunge – “in tutto il mondo occidentale i media e la cultura sono dominati da un punto di vista diciamo così ‘liberal’”.

Della Loggia critica soprattutto i programmi televisivi, riempiti da politici che urlano l’uno contro l’atro e moderati da giornalisti che irridono chi sostiene le tesi contrarie alle unioni civili.

E infine spende una parola in favore dei conservatori: “Gli italiani orientati culturalmente e spiritualmente — molto spesso in modo assai ingenuo, se si vuole — in senso lato conservatore, a favore di assetti tradizionali, legati al passato (ma attenzione! con colori politici per nulla uniformi), sono di sicuro un buon numero. Tuttavia nel dibattito pubblico del loro Paese un punto di vista culturale che li rappresenti è di fatto inesistente”.

Due giorni dopo Giuliano Ferrara riprende e rilancia i temi di Galli della Loggia in un articolo che si potrebbe riassumere nel titolo: “Il fronte unico modernista che umilia i suoi nemici ha un capo: il Papa”. E parla di “una minoranza bistrattata, conculcata, costretta a farsi guidare da leadership derisorie e improbabili” (ma perché poi “costretta”?).

La tesi di Ferrara è che con le sue dimissioni Papa Ratzinger “ha cancellato quasi trent’anni di combattività cristiana in Occidente” contro “la logica esaltante e ruffiana dei ‘diritti’”.

Quest’ultimo riferimento ai diritti mi sembra pazzesco in un mondo in cui molti paese calpestano regolarmente i diritti più elementari dell’uomo. E mi sembra del tutto fuori luogo se riferito all’Italia, che ha avuto la sua “primavera dei diritti” nei lontani anni Settanta ed oggi è, in fatto di diritti, la maglia nera d’Europa.

A me sembra che Galli della Loggia e Ferrara non tengano conto di alcuni indiscutibili dati di fatto che riequilibrano – ed uso un eufemismo – la situazione a favore degli italiani conservatori.

La prima è lo spazio smisurato che la stampa e tutte le televisioni hanno sempre dato e danno ai punti di vista dei Papi sui “valori non negoziabili” (ma possono esistere, in democrazia, “valori non negoziabili”?) e delle alte gerarchie vaticane, che certo non si possono definire progressiste: uno spazio che è ancora aumentato grazie al fascino del Papa argentino (il culmine è stato toccato con l’attenzione sfrenata per il sightseeing della salma di Padre Pio per Roma).

La seconda è la attentissima par condicio assicurata dai troppi e per lo più modesti talk show delle nostre TV – anche nel dibattito sulle unioni civili – da un lato ai sostenitori della legge, quasi sempre persone esperte del tema, dall’altro ai loro oppositori, che per la totale mancanza di argomenti ricorrono alla invettiva (ricordiamo il caso Englaro) e alla volgarità. E non credo sia colpa del Papa se “i conservatori” hanno leadership e rappresentanti da mandare in TV inadeguati come denuncia Ferrara.

Infine, mi piacerebbe che Galli della Loggia, con la sua autorevolezza, affrontasse una volta un tema centrale, che riguarda il ruolo di servizio pubblico di tutta la televisione (in primis, naturalmente, della RAI). Fra breve arriverà in Parlamento un tema ancor più delicato delle unioni civili, l’eutanasia. Se ne discute da anni – la prima proposta di legge fu presentata nel 1985 da Loris Fortuna – specie in occasione di casi clamorosi come quelli di Welby ed Englaro. Eppure gli italiani che si informano solo con la tv non ne sanno quasi nulla. Perché la RAI – che non l’ha mai fatto in tutti questi anni – non dedica a questo tema uno o più programmi di prima serata, in cui invitare non i “designati” dai partiti ma coloro che davvero – da una parte e dall’altra – hanno qualcosa di serio da dire sull’argomento? Così che gli italiani, anche quelli “conservatori”, sappiano su cosa dovranno decidere “gli eletti del popolo”?

* Associazione Luca Coscioni

(17 febbraio 2016)



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