Una storia cinese

Mariasole Garacci

Ai Weiwei, l’artista e dissidente che pubblicò i nomi dei 5000 bambini morti nel terremoto del Sichuan e fu tra i firmatari di , è stato arrestato a Pechino. Il governo e la stampa cinese fanno muro contro le ingerenze della comunità internazionale.

Ricordo bene che lo scorso ottobre a Londra, durante la conferenza stampa per l’inaugurazione di , l’opera monumentale per l’annuale Unilever Series della Tate Modern, uno studente domandò provocatoriamente ad Ai Weiwei come mai, se veramente il governo cinese è così opprimente, l’artista fosse ancora in libertà. Per un’opinione pubblica nutrita di simboli, il “dissidente” è rappresentato dal tipo del martire per la coscienza civile collettiva, depositario esclusivo di una responsabilità per la quale solo il sacrificio delle libertà personali è patente di veridicità, e con la sua placida indolenza felina Ai Weiwei forse non ha le physique du rôle dell’eroe.

Ma questo 3 aprile, dopo ripetute perquisizioni del suo studio da parte della polizia nei giorni precedenti, Ai Weiwei è stato fermato all’aeroporto di Pechino: separato dal suo assistente, è stato portato via da uomini in divisa e da allora è sparito, irraggiungibile per amici e familiari. Nelle ore successive sono stati fermati i suoi collaboratori, mentre sono seguite nuove perquisizioni e portati via oggetti personali dal suo studio. Solo il 7 aprile, quattro giorni dopo l’arresto, è stato reso noto che l’artista è indagato per “crimini finanziari”, e nel primo commento ufficiale sulla questione il ministero degli Esteri cinese ha rivolto alla comunità internazionale il solito invito a non interferire negli affari interni del governo. Secondo molti l’arresto dell’artista, tra i firmatari di , è legato ad un irrigidimento del governo cinese osservabile dopo l’assegnazione del premio Nobel a Liu Xiaobo, e al timore che l’ondata rivoluzionaria nordafricana e mediorientale raggiunga la Cina.

In risposta all’immediata mobilitazione dell’opinione pubblica internazionale, il 6 aprile Global Times (pubblicazione del giornale ufficiale del Partito Comunista Cinese, il Quotidiano del Popolo) è uscito con un inquietante, incredibile editoriale in inglese in cui l’artista viene descritto come un anticonformista con il gusto della provocazione, che “verrà giudicato dalla storia e pagherà il prezzo per le sue scelte speciali”.

“Alcuni paesi occidentali e organizzazioni umanitarie, considerando Ai Weiwei un difensore dei diritti umani, che la Cina è accusata di ignorare, hanno chiesto il suo immediato rilascio. L’esagerazione di un caso particolare e l’attacco contro la Cina con commenti feroci prima che la verità sia stata accertata manifestano uno scontro con le strutture politiche portanti dello Stato cinese e un’ignoranza della sovranità giudiziaria della Cina. L’atteggiamento dell’Occidente vuole sconvolgere l’attenzione della società cinese e modificare il sistema di valori del popolo cinese”.

“Ai Weiwei -continua l’articolo- ama fare cose che altri non oserebbero. Si è avvicinato alla linea rossa della legge cinese. La società cinese non ha molta esperienza nel gestire individui di questo tipo. Tuttavia, continuando così, Ai Weiwei finirà inevitabilmente per toccare quella linea rossa. In un paese popoloso come la Cina, è normale che ci sia molta gente come Ai Weiwei. Ma è anche normale che il loro comportamento sia sottoposto al controllo della legge. In Cina è impossibile non avere persone come Ai Weiwei ed è necessario stabilire una linea rossa per contenerli. Gli occidentali ignorano la complessità del sistema giudiziario cinese e le caratteristiche del comportamento individuale di Ai Weiwei, e parlano semplicemente di ‘negazione dei diritti umani’ da parte della Cina. I ‘diritti umani’ sono diventati una vernice con cui politici e media occidentali camuffano quanto accade nel mondo”.

La Francia e la Germania, attraverso i loro ministri degli Esteri, hanno espresso preoccupazione per la sorte dell’attivista, e la Solomon R. Guggenheim Foundation ha lanciato una petizione per la sua liberazione diffusa in rete da numerose istituzioni tra cui Moma di New York, Tate Modern di Londra e Art Institute di Chicago, indirizzata al ministro della Cultura Cai Wu. Gli amici e la famiglia di Ai Weiwei hanno aperto un sito web in cui è possibile seguire gli aggiornamenti sul caso.

http://freeaiweiwei.org/

Per aderire alla petizione: http://www.change.org/petitions/call-for-the-release-of-ai-weiwei

(11 aprile 2011)

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