Ungheria, l’appello di Michnik e Havel: “Democrazia in pericolo, uniti contro la censura”

Adam Michnik

e Vaclav Havel, da Repubblica, 8 gennaio 2011

Noi firmatari fummo e siamo membri, fondatori, sostenitori dei movimenti democratici che combatterono contro i regimi comunisti nell’Europa centrale e orientale. Noi lottammo perché le nostre nazioni potessero unirsi alla comunità delle democrazie europee, e proprio per questo non possiamo mai dimenticare il pericolo di perdere i diritti umani fondamentali a causa di governi assetati di potere.

Questa volta la distruzione delle garanzie della democrazia si sta svolgendo proprio davanti agli occhi dell’Unione europea. Oggi, l’obiettivo di un’Europa unita nella libertà è in grave pericolo. Quanto l’Unione europea ha sempre voluto combattere e prevenire, e quanto molti pensavano fosse impossibile, ora è divenuto realtà: la nascita di una democrazia profondamente illiberale nelle frontiere della Ue. In Ungheria, Stato membro dell’Unione dal 2004.

Appena vent’anni dopo la caduta del comunismo il governo ungherese, sebbene sia stato eletto democraticamente, sta abusando della sua maggioranza legislativa per smantellare metodicamente il sistema di checks and balances della democrazia, per rimuovere i limiti e gli obblighi costituzionali, e per subordinare ogni ramo del potere, le istituzioni indipendenti, i media, alla volontà del partito di governo.

Noi ci rivolgiamo con questo appello al Parlamento europeo, alla Commissione europea e al Consiglio europeo, così come a tutti i governi e partiti europei a cui sta a cuore la vera unità dell’Europa. Noi vi chiediamo di passare decisamente all’azione per mantenere sulla sua via la nostra Europa della democrazia.

Se la censura entra in vigore da qualsiasi parte in Europa è di fatto presente ovunque. La rimozione dei limiti e obblighi costituzionali tiene in ostaggio tutte le nazioni. La negazione dei diritti fondamentali in un paese umilia tutti gli europei. Ogni volta che una nazione membra della Ue vede scossa la sua fiducia nella capacità dell’Europa di alzarsi in piedi e lottare per la democrazia, ciò porterà a nuove accuse di deficit di democrazia a livello europeo e sfocerà in una sfiducia totale nella vocazione democratica dell’Europa.

Con il nostro appello chiediamo ai parlamentari e ai commissari europei, ai governi e ai partiti europei di definire chiari standard di compatibilità con i valori costitutivi della democrazia: pluralismo, libertà di parola, libertà individuali, separazione tra i poteri, indipendenza della giustizia. Le istituzioni europee devono divenire capaci di chiamare per nome e indicare alla pubblica vergogna chi viola i valori costitutivi dell’Europa.

(La lettera è firmata anche da Marianne Birthler, Gabor Demski, Gyorgy Konrad e Miklos Haraszti)

(9 gennaio 2011)

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