“Usiamo i partiti per i nostri valori”. Una prima risposta a obiezioni e critiche
di Paolo Flores d’Arcais
Provo a dare una prima risposta alle che sono state rivolte alla che ho avanzato. Mi scuso in anticipo se non risponderò a tutti gli interventi, come sarebbe giusto. Non risponderò a chi appoggia la risposta, benché anche in questi interventi vi siano suggerimenti da tener presente. E riassumerò i vari interventi, non citandone alcuni in cui si ripetono argomenti già utilizzati da altri.
Sostanzialmente le obiezioni sono di due ordini. I “no” netti, che si dividono a loro volta tra quanti giudicano il Pd ormai perduto in tutti i dirigenti e in tutta la loro attuale base e quanti riconoscono che la prospettiva di conquistare il Pd è affascinante e magari anche possibile, ma trovano ripugnante dover intanto iscriversi. E i “sarebbe bello, ma…”, che ritengono che la proposta sia irrealizzabile perché troppo intellettuale e inadatta per le masse.
Del primo tipo di “no” sono esempi ogm44 con il suo “non voglio più quella gente fra le scatole”, excarla che esclama “Dovrei pure pagarli, iscrivendomi??? ENNO’!!! “ o daniele128 che conclude “hai sbagliato partito. Mollali!”.
Il mio ragionamento, tuttavia, partiva da un presupposto di fatto: per una serie di circostanze – divisioni interne, intrinseca debolezza e credibilità a precipizio dei suoi gruppi dirigenti – il Partito democratico ha dovuto decidere un congresso in due tempi che si concluderà con primarie aperte a tutti i cittadini. Questo significa che alla fine parteciperanno alcuni milioni di persone, che gli attuali dirigenti non potranno in alcun modo controllare. Questi milioni di cittadini saranno esattamente nella condizione di mandare a casa “quella gente” (ogm44). Il Pd, insomma, è – per usare un termine finanziario – “scalabile”, cioè una massa di cittadini se ne può impadronire. E una massa del genere andrà comunque a votare alle primarie. E’ solo da vedere se ci sarà per quella data un candidato anti-nomenklatura con il quale mandare a casa “quella gente”. Se ci sarà, sono (quasi) certo che vincerà, e allora daniele128 non dovrà più dire “hai sbagliato partito. Mollali!” perchè con Ignazio Marino (o con Beppe Grillo, anche se io personalmente appoggerò Marino) sarà un altro partito, in cui potrà perfino riconoscersi.
Tutto questo non è utopia. E’ possibile, anche se difficile, perché implica impegno da parte di tanti. Un impegno, tuttavia, non così gravoso: alcuni euro per la tessera, alcune ore per iscriversi oggi e votare il 25 ottobre, e poi la mobilitazione degli amici nelle conversazioni che comunque si farebbero, nelle occasioni conviviali e sociali a cui comunque si parteciperebbe. Per cittadini così appassionati alle vicende civili, che regolarmente frequentano siti internet e intervengono, non credo davvero sia un peso improbo.
Ma è sempre daniele128 che mi muove un’altra obiezione: “ribalterei il ragionamento di Flores. Facciamo in modo che tutte le persona valide ESCANO dal PD e vadano, ad esempio, in IDV, per rinnovarlo e renderlo democratico al proprio interno”. Perché mai non si può partecipare ad entrambi i processi? Eppure il mio articolo partiva proprio dalla considerazione che non dobbiamo più considerare i partiti come i Soggetti, e noi quelli che al massimo possono seguirne uno o l’altro. I Soggetti, con la maiuscola, siamo noi, lo dice l’articolo 49 della Costituzione. Trattiamo i partiti con lo spirito della Costituzione: nostri strumenti. Oggi partecipiamo a congresso e primarie del Pd, per trasformarlo, domani alla vita dell’Idv, e così via. E se i partiti cercheranno di impedirci questo protagonismo dei cittadini, faremo anche di questa prepotenza anticostituzionale un terreno di scontro democratico.
Ecco perché sbaglia marsilius a ritenere la mia proposta “vecchio ‘entrismo’. Sempre fallito”. E’ una cosa completamente diversa. Proprio perché ha alle spalle il protagonismo autonomo che milioni di cittadini democratici hanno sperimentato e vissuto realizzando movimenti.
Piroga riconosce che l’ipotesi è “affascinante. Sarebbe meraviglioso se fosse anche possibile” ma poi conclude: “No, gentile Flores, non ci credo! I dirigenti l’attuale centro-sinistra non sanno affatto (NESSUNO DI LORO) pensare ad altro che al loro piccolo e sporco interesse”. Ma non si tratta di convincere questa nomenklatura, cosa che anche io ritengo impossibile, si tratta di sconfiggerla alle primarie. E questo è possibile eccome.
Insorto mi gratifica con un “diagnosi azzeccata in pieno” ma poi rovescia completamente il giudizio: “La terapia però è senza senso alcuno: per tornare a sentirmi rappresentato dovrei entrare in un contenitore industrial-clericale a dir poco bizzarro, a fianco di Binetti, Rutelli, Calearo e Colaninno? Dico ma scherzi, vero?!?”. Non scherzo affatto, perché non si tratta di entrare in nessun contenitore. Si tratta di farcelo a nostra immagine e somiglianza il 25 ottobre alle primarie, e già ora iscrivendoci per poter contare due volte (anche nella scelta dei candidati). Il Pd non è proprietà dei signori che citi. Il progetto del Pd lo decideranno il 25 ottobre alcuni milioni di cittadini come te e me, caro Insorto.
“La proposta mi sembra troppo spregiudicata e strumentale. L’adesione a un partito deve condividerne i programmi e le idee” insiste massimo52. Ma proprio questo, non lo ripeterò mai abbastanza, mi sembra un residuo di sudditanza psicologica a quello che i partiti sono diventati di fatto, nomenklature autoreferenziali, anziché insiemi di cittadini che decidono il loro progetto, e non si limitano a subirlo già confezionato dai loro dirigenti.
Motiv sostiene che si tratta di “una battaglia troppo defatigante, e dall’esito molto incerto e, con molta probabilità, negativo” per cui preferirebbe “tentare un approccio serio e fruttuoso … con il gruppo Vendola ed SD” mentre woah non voterebbe “PD col dubbio di dare il voto ad uno degli orrendi personaggi che attualmente lo popolano, continuerei a votare Di Pietro”. Anche io ho votato Italia dei valori, e oggi come oggi lo rifarei. Ma se il 25 ottobre ci fosse un Pd col progetto e i valori che nel mio articolo ho rapidamente richiamati, credo che si aprirebbe una stagione di intensissima collaborazione e probabilmente unificazione tra i due partiti, e credo che anche tanti elettori dei due partitini di sinistra che non hanno raggiunto il quorum a quel punto ritroverebbe una “casa comune” in questo processo di generale rinnovamento.
Certo, bisognerà essere “abbastanza forti, scaltri e astuti”, come scrive piersky76, ma con tutta la modestia necessaria (per me, per piersky76 e per tutti i visitatori di questo sito) non credo sia impossibile essere all’altezza dei Franceschini e Bersani.
“L’idea in se non è peregrina ma troppo intellettualistica, non adatta alle masse” è l’obiezione di giulrick. Ma chi sono le masse? Sette anni fa, in quattro gatti (anche se uno di noi, Nanni Moretti, aveva un fortissimo impat
to mediatico) portarono in piazza (san Giovanni, a Roma) oltre un milione di persone. In realtà non fummo noi a “portarli”, noi facemmo solo da catalizzatori. C’era una volontà estrema di opposizione e di rinnovamento, c’era un mare di cittadini che cercava solo le occasioni per esprimere tangibilmente questo stato d’animo, questa passione civile. Credo che queste masse siano nel frattempo cresciute. E il 25 ottobre, almeno in parte, andranno comunque alle primarie. E se noi proviamo fin da ora a fare da catalizzatori, il processo si allargherà.
La vittoria non è scontata, ovviamente. Ma il rischio in cosa consiste? Alcuni euro (da 2 per studenti, pensionati e disoccupati, a 20 per “benestanti”, se le indicazioni che ho ricevuto da un circolo sono esatte) e alcune ore di tempo (mezze ore, forse). Davvero il gioco (serissimo, perché cambierebbe la situazione politica italiana) non vale la candela?
(13 luglio 2009)
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