Verso il 14 dicembre, il confronto di “Uniti contro la crisi” all’Università

Anna Maria Bruni



Mentre il cambio di casacca sembra essere la cifra a cui è arrivata la politica di palazzo, e non solo per la compravendita di voti ma anche per la sostanza della politica stessa, è dall’Università, connessa con le fabbriche e “i quartieri”, che arriva l’alternativa. L’ultimo atto – in ordine di tempo – viene dal Senato, che dopo aver approvato la legge di stabilità, che contiene 245milioni di euro per le scuole private, vede il Pd produrre un ordine del giorno con la richiesta di altri 300 milioni di euro per le stesse “scuole di parità”, come recita la legge 62 voluta dal ministro Berlinguer nel 1999. Stessa bandiera, allora Pds.

Non è per caso dunque che l’assemblea di “Uniti contro la crisi”, riunitasi nell’Aula I di Lettere della Sapienza di Roma in vista della manifestazione del prossimo 14 dicembre, è un’unica voce nell’indicare oggi la questione della rappresentanza e della costruzione di nuove forme di democrazia diretta. Da Alioscia della facoltà di Lettere mentre apre l’assemblea, a Bartolo Mancuso di Action a seguire, a Gianni Rinaldini, fra i promotori di “Uniti contro la crisi” coordinatore dell’area “La Cgil che vogliamo”, a Sergio Bellavita che annuncia “l’adesione ufficiale della Fiom” per la segreteria nazionale, per dire solo alcuni degli intervenuti. Ai quali si aggiunge “la parola chiave di questo nuovo movimento – dice Eleonora Forenza del Prc, per i precari di Bari – introdotta dai ricercatori contro la loro compravendita: indisponibilità”, sottolineata da Claudio Riccio di Link, che ne chiarisce un aspetto di sostanza: quella “ad essere comprati, a differenza di tutti i 101 deputati”. E già queste premesse indicano il collante fra i partecipanti, che è lo stesso che “dovrà esprimere l’assemblea popolare” organizzata in concomitanza con il voto sulla fiducia la sera del 14, anche qui con voce unanime.

Perché quello sarà un momento che misurerà apertamente l’interconnessione tra le lotte, di cui “bisognerà costruire il percorso unitario” dal giorno dopo, per “spostare i rapporti di forza che non ci sono favorevoli”, sottolinea Sergio Bellavita, perché “la Ue già sta chiedendo ulteriori tagli, fino a 50 miliardi”, denuncia Rinaldini, che vuol dire “fine del Welfare”, aggiunge Roberta Fantozzi della segreteria nazionale del Prc. Ma non solo, anche perché quello che sta succedendo in questi giorni denuncia come “abbiano fatto di un luogo di democrazia – dice Michele dell’assemblea di Medicina occupata – un luogo di pochi privilegiati”, mentre si precarizza un intero paese inducendolo alla guerra fra poveri, “compresi i 50-60enni, sottolinea Christian di Generazione P. – che vengono buttati fuori dal mondo del lavoro”. Ed è per questo che il reddito sociale di cui parla, e su cui ritorna Andrea Alzetta di Action, oggi è parte integrante del documento conclusivo del comitato centrale della Fiom, “un fatto in più – oltre il 16 ottobre – sottolinea – che aiuta quella riconnessione tra le lotte, tra lavoratori, precari, studenti, reinnescando il conflitto verticale, di classe”.

C’è un passaggio di testimone simbolico negli interventi, a riprova della reciproca gratitudine tra l’universo studentesco che ha preso forza dalla resistenza del mondo del lavoro – dall’Innse all’Eutelia a Pomigliano, sostenuti dalla presa di posizione inequivoca della Fiom – e il mondo del lavoro, per quello il movimento degli studenti ha messo in campo in questi giorni. Corroborato, se così si può dire, dalla notizia della rivolta di Londra, che arriva mentre l’assemblea è in corso, che è riuscita anche lì a bloccare la riforma che introdurrebbe un aumento esponenziale delle tasse universitarie. Questo è quel che è riuscito a produrre la lotta di questo autunno, avviata dal 16 ottobre con la manifestazione della Fiom e sancita il giorno dopo con l’assemblea a scienze politiche. Un percorso che passa per la giornata del 14, e che l’assemblea dovrà saper definire, per cominciare a “produrre ragionamento – dice Bartolo Mancuso – produrre un’idea di società, di cui già lo stare insieme è il tessuto connettivo”, e la “ragione per cui stiamo vincendo”, sottolinea ancora Marina.

Ma lo dicono anche le premesse di questa giornata, che già sono andate ben oltre le aspettative, con centinaia di pullman già prenotati, dice Luca Casarini a margine dell’assemblea, e delegati che si prendono il permesso e si autoorganizzano, aggiunge Bellavita. Ed è martedì. E non è sciopero. Perciò dobbiamo “continuare a sostenere la parola d’ordine dello sciopero generale aggiunge, e dire no al patto sociale”, anche se è una battaglia di lungo periodo, che passa per le “vertenze specifiche, come quella in corso in questi giorni sotto la Regione Lazio – ricorda Paolo di Vetta di Asia-Usb” sottolineando la giornata del 25 novembre, dove “Uniti contro la crisi” locale, ha avuto le manganellate in risposta alla richiesta di incontro con la Presidente Polverini. “Questa la loro democrazia – ma noi siamo la nuova democrazia possibile – dice Elena di Link – e questo è il segno di chi siamo noi e l’appoggio che abbiamo lo abbiamo visto al Muro Torto”, quando gli automobilisti bloccati nel traffico hanno applaudito il corteo degli studenti. “Noi siamo la vera opposizione e non ci fermeremo, finché la crisi non l’avrà pagata chi l’ha provocata”. E questo non è uno slogan, ma è la sintesi della “profondità di analisi e di riflessione – ci dice ancora Luca Casarini, maturata in questi anni dopo Genova”, da un movimento che conserva quella “gioia di essere”, dice Marta di Generazione P., contro la “miseria del potere”. E questo, con la consapevolezza di rimboccarsi di nuovo le maniche il giorno dopo, è quel che la piazza del 14 comunicherà al Paese.

(11 dicembre 2010)

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