Verso il 9 marzo – Adriano Prosperi: Un diritto, non un privilegio

Adriano Prosperi

, da MicroMega 1/2012 

Aderisco volentieri all’appello nella convinzione che i diritti dei lavoratori vadano tutelati ed estesi, non smantellati. L’Italia – dice la Costituzione – è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Ebbene, oggi la democrazia italiana è scossa dalle fondamenta non perché non si possa licenziare ma perché il lavoro manca: chi ce l’ha lo perde, chi è giovane non lo trova.

La terrificante percentuale dei giovani che non hanno mai avuto un posto di lavoro e l’altissimo numero di chi lo perde sono il termometro di una febbre italiana che sale di continuo. Qualcuno finge di credere che l’articolo 18 sia un ostacolo alla libertà degli imprenditori di assumere e di licenziare. Ma un conto è la libertà, un conto è l’arbitrio. Le disposizioni dell’articolo 18 non impediscono a nessun imprenditore di licenziare quando sussista una giusta causa per farlo. Dunque la lotta intorno a questo articolo ha un carattere essenzialmente simbolico: il che non vuol dire che si tratti di una questione poco importante, al contrario. Qui insieme al prestigio e alla forza del sindacato è in gioco un principio fondamentale: quello che dice che il lavoro è un diritto e come tutti i diritti deve essere non solo tutelato ma esteso a tutti coloro che ancora non ne godono.

Se siamo arrivati a questo appuntamento è perché sono mancate la promozione e la generalizzazione di quel diritto: col risultato di trasformarlo in un privilegio per pochi. Pesa negativamente oggi sulle organizzazioni dei lavoratori e sui partiti della sinistra l’aver limitato la loro azione alla fascia dei lavoratori garantiti, mentre al di fuori della cittadella tutelata si accalcavano masse umane senza diritti, dagli immigrati ai precari d’ogni tipo. Bisognava ribellarsi e combattere ogni volta che i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori venivano erosi e svuotati in mille modi: dalle delocalizzazioni, dall’evasione fiscale, dall’esportazione dei capitali, mentre si affermava un sistema fiscale iniquo come pochi. Bisognava preoccuparsi dei diritti dei non garantiti quando lo Stato italiano abdicava al suo compito di regolare e controllare l’afflusso di immigrati in cerca di lavoro e lasciava che lo facessero i datori di lavoro.

Si è aperta allora una ferita nei diritti di cittadinanza e in quelli di uguaglianza dalle gravissime conseguenze. Tra di noi è cresciuta una massa di esseri umani giuridicamente inesistenti, invisibili, ricattabili col permesso di soggiorno e sfruttabili a piacere: il classico esercito di riserva che ha svuotato con la sua stessa presenza i frutti di una tradizione ricca di conquiste dei lavoratori organizzati e ha trasformato quelle conquiste in privilegi di minoranze.

Ma le occasioni perdute non devono spingere alla resa. La difesa dell’articolo 18 è una buona occasione per ripartire. Difendere e allargare la sfera dei diritti dei lavoratori significa difendere i diritti di tutti i cittadini italiani e ridare forza e vitalità alla democrazia italiana.

FIRMA L’APPELLO La società civile con la Fiom

(7 marzo 2012)

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