Verso il 9 marzo – Galli: L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro

Carlo Galli

, da MicroMega 1/2012

La centralità del lavoro come fondamento di legittimità della Costituzione è evidente dagli articoli dall’1 al 4, e dal 35 al 47 – cioè l’intero titolo III, dedicato ai rapporti economici fra i cittadini, che è prevalentemente dedicato al lavoro.

Che la Repubblica, come afferma l’articolo 1, sia «fondata sul lavoro» in negativo vuol dire che non è fondata sul censo, sulla cultura e sulla proprietà, come le Costituzioni liberali borghesi dell’Ottocento. Non è fondata sulla nascita; non vi sono lignaggi che sostengano la nostra esistenza comune, non vi è una famiglia dinastica che sia il perno della nostra collettività. Vuol dire che non è fondata su una razza, né su una religione. E vuol dire anche che non è fondata su un’ideologia, né su una specifica forma economica (né sul mercato né sul socialismo). In positivo, ciò che ci fa stare insieme è invece il fatto che noi esprimiamo liberamente noi stessi in relazione agli altri; e questa relazione è innanzitutto il fare, il produrre: produrre beni, produrre merci, produrre noi stessi; produrre ricchezza materiale e immateriale, ricchezza sociale. Il lavoro è la misura pubblica del pregio della persona, non solo del prezzo della persona. Attraverso il lavoro non si misura quanto vale monetariamente una persona, ma qual è la sua dignità umana e di cittadino.

In quest’ottica assolutamente moderna il lavoro non è solo un impiego, ma è un impegno a realizzare se stessi insieme agli altri, e quindi è parte integrante e costitutiva del fondamento ultimo della nostra democrazia: il diritto-dovere al libero svolgimento della personalità di ciascuno di noi, in uguale dignità. Non si è cittadini a pieno titolo se non si ha un lavoro, nel quale ci si esprime in modo libero.

A questo punto, quel controllo sociale sull’impresa – che qualche ministro berlusconiano si rallegrò fosse stato sepolto dagli accordi di Mirafiori – è esattamente quello che la Costituzione esige: ovvero che il lavoro non sia considerato un fatto privato tra il lavoratore e l’imprenditore, ma una questione sociale in un orizzonte politico. L’inclusione reale del popolo nella vita sociale e politica, attraverso il compromesso competitivo fra capitale e lavoro e attraverso la difesa welfaristica del lavoro, è parte integrante della Costituzione.

Il trend trentennale di iniziativa capitalistica dentro il quale ci troviamo – dalla deregulation degli anni Ottanta alla vittoria sul comunismo, dalla globalizzazione alla crisi finanziaria – ha progressivamente indebolito l’impianto materiale e ideale della Costituzione, ha sbilanciato il rapporto di potere fra capitale e lavoro a tutto vantaggio del primo, e ha fatto del secondo una variabile del processo produttivo, dipendente dal profitto e dalle esigenze di valorizzazione del capitale. E ha così seriamente compromesso l’inclusione sociale democratica, realizzando invece una società frammentata, insicura e disuguale; ha intaccato l’immagine di uomo e di cittadino prevista dalla Carta, marginalizzando il lavoro dalla cultura e dal discorso pubblico, e facendolo tornare a essere un affare privato tra lavoratore e azienda. Il lavoro è così ridiventato quello che è etimologicamente: labor, la pena, la fatica, la dimensione in cui si espia qualche cosa; in Italia, la colpa di essere poveri, poco istruiti (o troppo: questo paese rifiuta i laureati), di essere donne, giovani, migranti, cioè di essere coloro che il lavoro lo devono desiderare e guadagnare ad ogni costo, ai quali il lavoro viene fatto mancare, come pena preventiva e aggiuntiva, rispetto alla pena che sarà il lavoro quando lo troveranno.

La mobilitazione perché il lavoro torni a essere occasione di crescita individuale e collettiva, di inclusione e di liberazione, è quindi una lotta di tutti, perché l’idea e la pratica della cittadinanza democratica – che è la vera posta in gioco nella questione del lavoro – coinvolgono tutti. Da tutto ciò che, attaccando il lavoro, aggredisce la dignità umana non ci si difende da soli, ma tutti insieme.

FIRMA L’APPELLO La società civile con la Fiom

(5 marzo 2012)

Condividi Bookmark and Share



MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.