Verso il 9 marzo – Roberto Esposito: Il lavoro e la vita

Roberto Esposito

, da MicroMega 1/2012

Il lavoro – da qui il suo decisivo ruolo non soltanto sociale, ma politico e, prima ancora, ontologico – non è soltanto un’attività dell’uomo. Di tutti gli uomini, come dovrebbe essere, anche se così non è. Esso è una sua parte vitale e vivente. È parte integrante del suo corpo e della sua mente, dei suoi pensieri e delle sue emozioni.

Questa consapevolezza antica affonda all’origine stessa di quella cultura liberale usata non sempre a favore di coloro che difendono il proprio diritto al lavoro. Basti pensare che il padre stesso del liberalismo, John Locke, riconduceva il possesso delle cose al braccio, e dunque al corpo stesso, di chi le aveva prodotte e lavorate. Oggi – da quando non più solo il corpo, ma la vita intera, in tutte le sue componenti, materiali e immateriali, è stata messa al lavoro, a volte con grandi sacrifici, ma anche con un arricchimento delle nostre possibilità creative – la rilevanza del lavoro è diventata ancora più forte.

Esso non fa parte soltanto della vita privata, ma è una dimensione fondamentale della sfera pubblica e sociale. È per questo che l’intera cultura occidentale ha posto la difesa, e la rivendicazione del lavoro a fianco dei diritti alla vita e alla dignità umana. Naturalmente nessuno ormai nega questa conquista di civiltà, che ha assunto il carattere dell’evidenza. Ma, altrettanto evidentemente, le condizioni in cui il lavoro si svolge, e anche l’aspettativa della sua durata, sono le precondizioni di quel diritto.

Certo, oggi bisogna fare i conti con fenomeni dirompenti come la crisi strutturale che stiamo vivendo, in Italia e in tutto l’Occidente. È impensabile che tutto resti come prima o che vi possa essere una parte sociale a riparo dai suoi effetti. Ma dalla crisi si deve uscire con un passaggio innovativo che non restringa le basi produttive e che non metta i lavoratori, soprattutto i meno fortunati, con le spalle al muro.

Coloro che non hanno ancora trovato occupazione – e sono in tanti, soprattutto giovani – vanno sostenuti nella loro ricerca e aiutati a entrare nel mondo del lavoro. Perché ciò costituisca una reale opportunità occorre, tuttavia, che tale mondo non sia stato colpito, e diviso, da scelte inaccettabili o da misure inique.

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(8 marzo 2012)

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