Vieni avanti censore!

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“Vieni avanti censore!”, questa è la sfida che articolo 21 intende lanciare a quanti, a cominciare dal direttore generale, hanno già annunciato l’intenzione di promuovere azioni disciplinari contro quanti non vogliono rassegnarsi alla scomparsa della Rai.
La , per altro promossa dal sindacato dei giornalisti, come le decine di iniziative promosse in tutta Italia sono un vero e proprio atto d’amore di chi ancora paga un canone per essere insultato, vilipeso, cancellato, censurato.
Per la prima volta gli esclusi e gli escludendi manifestano non contro il servizio pubblico, come pure facevano i leghisti e i forzisti prima di occuparla, ma per il servizio pubblico.
Può sembrare un paradosso, ma cosi è.
Non si tratta dunque di un gesto di disobbedienza civile, ma di una vera e propria campagna nazionale per reclamare l’obbedienza civile alla Costituzione, alle leggi, all’articolo 21 della Costituzione. Gli unici veri disobbedienti civili sono quelli che adorano i conflitto di interessi, che hanno sottomesso la Rai agli interessi di Mediaset, che concordano per telefono l’espulsione di giornalisti e autori sgraditi, i veri disobbedienti, i veri felloni sono loro. E contro di lavoro bisognerà promuovere ogni iniziativa utile a facilitare la loro immediata rimozione.
Se e quando tenteranno di chiudere la bocca a Michele Santoro, a Serena Dandini, a Rai Tre, a Giovanni Floris, a Corradino Mineo, che non si è piegato al comando di oscurare la grande manifestazione bolognese, se e quando ci proveranno dovremo costruire attorno a loro e a tanti altri una vera e propria grande muraglia della solidarietà, dell’azione civile, della denuncia quotidiana, individuale e collettiva.
Il collegio dei legali di articolo 21, coordinato dall’avvocato Domenico D’Amati è già pronto a presentare le sue denunce e i suoi esposti ovunque sarà possibile: ai tribunali, alla Corte dei conti, ai Tar, al Consiglio di Stato. Li inseguiremo ovunque, aula per aula, procura per procura.
Non gli daremo tregua sino a quando non se ne andranno.
Non ci sono mediazioni possibili quando è in gioco la libertà d’espressione e la libera circolazione delle opinioni.
In ogni caso questi signori hanno già dimostrato di avere più a cuore il conflitto di interessi che non l’interesse generale, qualsiasi censura è sempre da respingere, ma una censura inflitta da chi ha fatto finta di non vedere e di non sapere alcunché circa le gravissime violazioni deontologiche ed etiche che si sono consumate attorno a loro e tra di loro, ha un sapore ancora più disgustoso, sembra quasi un inno alla vita intonato dall’associazione nazionale dei boia.

Giuseppe Giulietti

(25 marzo 2010)

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