Violante manipola i fatti. Scarpinato ristabilisce la verità
L’ex Presidente della Camera: “Ora sono i giudici ad attaccare il governo. Nel passato accadeva il contrario”. La replica del Procuratore generale di Palermo: “Attribuirmi affermazioni inesistenti è scorciatoia per delegittimarmi senza fornire contro argomentazioni”.
Palermo, 14 mag. (AdnKronos) – "Nel passato gli attacchi alla magistratura partivano dalla politica per ragioni di interesse personale, dopo l’apertura di inchieste, ad esempio, ora invece la situazione si è rovesciata". Lo ha detto l’ex Presidente della Camera Luciano VIOLANTE, durante l’incontro sul referendum di ottobre alla presenza del ministro Maria Elena Boschi a Palermo. "Ho letto di recente al Procuratore generale di Palermo (Roberto Scarpinato ndr) – prosegue VIOLANTE – Lui dice ‘Il nostro compito è controllare la politica’, ma dove sta scritto? Chi lo dice? Da dove nasce questa questione? Noi dobbiamo difendere l’autonomia della magistratura". E ricorda la "vicenda del consigliere del Csm che manda un suo commesso a chiamare la giornalista", riferendosi a Piergiorio Morosini, che poi ha smentito l’intervista pubblicata dal Foglio dal titolo ‘Renzi va fermato’. "E’ chiaro che se parli con un giornalista, stai rilasciano una intervista. Questi meccanismi vanno stigmatizzati, tanto per Morosini, quanto per Scarpinato, sta partendo da là l’attacco – prosegue VIOLANTE – e ha fatto molto bene il Presidente del consiglio a non scendere in contrapposizione con la magistratura". Poi VIOLANTE ribadisce quanto detto prima: "Io non credo che il magistrato sia un cittadino come gli altri, la quantità di poteri discrezionali è talmente elevata, che se prendi posizione di parte chi ti sta di fronte non ha più fiducia in te". E ancora: "Trovo che non solo la magistratura ordinaria ma anche quella contabile, quella amministrativa meno, ogni tanto si incaricano di funzioni di governo morale del paese. Se guardate alcuni provvedimenti, ci sono giudizi morali inaccettabili". E’, per VIOLANTE, "una questione democratica che va affrontata". "Bisogna collocare ogni potere nella sua giusta ‘casella’, non si esce da quella casella altrimenti si sfascia la democrazia – conclude VIOLANTE – bisogna porre la questione democratica che ogni potere non deve uscire dalle sue competenze, altrimenti diventa un potere arbitrario e diventa pericoloso per la democrazia".
Prendo atto che, purtroppo, non si registrano toni sereni nella dialettica culturale sul tema referendario. Da parte di taluni si tende ad attribuire a coloro che esprimono posizioni dissenzienti affermazioni inesistenti in modo da screditarli come estremisti agli occhi della pubblica opinione. Ho affermato in una intervista che i magistrati devono sottoporre al vaglio della Consulta le leggi sospette di incostituzionalità e che, quindi, devono vigilare sulla conformità alla Costituzione delle leggi ordinarie frutto di maggioranze politiche contingenti. Si tratta dell’abc di ogni giurista. Da giorni si continua invece ad attribuirmi l’affermazione, da me mai fatta, che i magistrati devono controllare tout court la politica, ingenerando così nella pubblica opinione la convinzione che taluni magistrati coltivano segrete ambizioni egemoniche. La scorciatoia della facile delegittimazione disimpegna dall’onere delle contro argomentazioni e rischia di declassare il confronto culturale a puri rapporti di forza mediatici in uno stile gladiatorio che mi è estraneo come magistrato e come persona.
Roberto Scarpinato
(15 maggio 2016)
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