Vorrei che Bologna assomigliasse un po’ a Nardò

Amelia Frascaroli

Vi racconto una storia… Da alcuni anni, con molti amici, io e la mia famiglia ci permettiamo una vacanza in Puglia, a Pescoluse, vicino a Santa Maria di Leuca. Una vacanza che raccoglie insieme mamme, papà e bambini sia bolognesi sia stranieri. Un centinaio di persone in tutto. Stiamo in una bella casa sul mare che ci affitta, a buon prezzo, la Diocesi di Ugento. Si è rivelato importante questo “gran lusso” che, per una ventina di giorni, ci permette di stare insieme a molte persone che non sanno cos’è una vacanza. Alcuni di loro non hanno mai visto il mare, altri invece lo conoscono bene perché l’hanno attraversato con un gommone per arrivare in Italia.

Quest’anno il nostro amico prete non ci accompagna: ha avuto un incidente… Ma dal suo letto d’ospedale legge su un giornale che il Comune di Nardò ha realizzato “un’impresa” alternativa al dramma dei lavoratori agricoli stagionali schiavizzati nei dintorni. Siamo vicini a Nardò, e il prete ci raccomanda di andare a vedere! Perdere un pomeriggio di mare ci dispiace un po’, ma andiamo lo stesso.

Cosa abbiamo trovato a Nardò? Un’amministrazione locale che ha affrontato il tema del lavoro bracciantile stagionale immigrato mettendo permanentemente intorno a un tavolo tutti gli attori coinvolti: imprenditori agricoli, sindacati, prefettura, questura, servizi sociali, protezione civile, associazioni, cooperative. Risultato: una dignitosa tendopoli con servizi per i lavoratori, accordi con le aziende agricole per contratti di lavoro regolari, presidio sanitario, ufficio legale, iniziative culturali e per il tempo libero, territorio percepito da tutti come sicuro, rischio Rosarno azzerato.

In quel pomeriggio di luglio abbiamo capito quale segreto c’è sotto “l’impresa” di Nardò: la capacità di un Comune di inventare e farsi promotore di nuovi patti sociali, di essere tessitore di reti e di saper tenere insieme il valore che ogni attore può e deve mettere sul tavolo. Vorrei che Bologna assomigliasse un po’ a Nardò…

(16 dicembre 2010)

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