Xylella, è tempo di cambiare strategia

Antonia Battaglia



Il Commissario Europeo per la Salute e la Sicurezza Alimentare sarà tra qualche giorno nel Salento per verificare la situazione relativamente alla questione Xylella fastidiosa. Un’occasione unica per le Autorità Italiane per mostrare alle Istituzioni Europee cosa accade realmente negli uliveti della Puglia in merito al batterio che avrebbe dovuto distruggere un milione di ulivi.

L’ultima decisione europea, adottata dal Comitato Fitosanitario dei Paesi Membri il 28 aprile 2015, sulla base dei dati comunicati dal nostro Paese, ha limitato enormemente il numero di alberi da espiantare rispetto a quanto previsto precedentemente, tuttavia imponendo l’obbligo di procedere a misure di eradicazione e di taglio nel caso di nuovi focolai e per le piante adiacenti agli alberi accertati come malati. E solo qualche giorno fa, in attuazione della relativa delibera dal Governo, a Oria si è proceduto al taglio di 45 ulivi secolari, che saranno ricordati con una marcia indetta da comitati e popolazione.

Qualcosa non torna però. Perché la percentuale di presenza del batterio sul campione di ulivi esaminati è ferma a un valore di 1,8%, lo dice l’ultimo rapporto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. E quindi a maggior ragione avrebbero dovuto essere studiate le concause del disseccamento e il ruolo che esse giocano, al fine di determinare una strategia scientifica finalizzata al contenimento del fenomeno, alla cura degli alberi infetti e quindi alla delineazione di un piano di interventi valido e sostenibile.

La Commissione Europea, allertata dalle associazioni Peacelink e Spazi Popolari, ha agito arginando l’abbattimento di un milione di ulivi e applicando tuttavia le misure stringenti che altri Stati Membri avevano chiesto a gran voce, visto che era stata paventata, dalle Autorità Italiane, un’epidemia apocalittica che avrebbe potuto distruggere l’intera economia agricola EU.

Il fenomeno di disseccamento coinvolgeva certamente numerosi esemplari di ulivo, ma necessitava di un approccio scientifico molto più rigoroso e aperto a una pluralità di pareri scientifici già esistenti, quelli (non meno autorevoli) non in linea con la scienza istituzionale che invece aveva sempre sostenuto essere il taglio l’unica barriera al diffondersi del batterio.

L’allerta partita dalle Autorità Italiane si è rivelata esagerata e non corrispondente alla realtà dei fatti, sia per la diagnosi affrettata del fenomeno che per la sua reale estensione geografica. Tale allerta ha fatto scattare il piano di quarantena europeo ed è apparsa talmente sospetta al punto tale da far scattare le indagini della magistratura.

Numerosi studi e ricerche, che vanno in favore di un più attento esame del fenomeno e che trovano importantissime conferme nelle sperimentazioni effettuate con successo, puntano il dito contro la necessità di tagliare gli alberi con la conseguente richiesta di indennizzi economici.

Appare quindi fondamentale come in questo momento sia necessario sgomberare il campo da un errore di metodologia visto che la Xylella è stata riscontrata in un irrisorio numero di piante e che non si è propagata oltre le stesse piante sulle quali è stata accertata. Essa ha reagito positivamente alle cure messe in atto dai diversi istituti e centri di ricerca e alle buone pratiche agronomiche, che si sono rivelate un eccellente strumento di contrasto al disseccamento.

La Puglia ha sofferto pesantemente delle misure di quarantena e dell’embargo al commercio delle piante, e sono numerosi gli operatori sul campo, i ricercatori, i centri di sperimentazione, che credono che sia arrivato il momento di una importante modifica della strategia.

Il cambio di amministrazione alla Regione Puglia rappresenta la condizione ideale per l’elaborazione di un nuovo paradigma e di una nuova metodologia per gestire al meglio la questione Xyella. La necessità prima è quella di rinegoziare la decisione comunitaria dopo aver mostrato a Bruxelles gli effetti positivi delle cure alternative.

L’azione del Governo, fino al momento, ha comportato una condanna dell’agricoltura e del commercio salentini, perché l’allarme che ne è derivato ha indirizzato le decisioni comunitarie verso il taglio e le eradicazioni. Si è condannata la Puglia e il suo patrimonio in assenza di conclamate prove scientifiche.

(17 luglio 2015)



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