Zavoli: “Casson è la scelta migliore per Venezia”

Giacomo Russo Spena

intervista a Sergio Zavoli “Una voce franca e risoluta. Forse un’inedita trasparenza della responsabilità”. Dopo , anche Sergio Zavoli – 91 anni, decano e maestro del giornalismo italiano e ora senatore del Pd – si schiera a favore di Felice Casson, in vista del voto del prossimo 31 maggio in cui si deciderà chi sarà il prossimo sindaco di Venezia.

Nella sua lunga carriera televisiva, ha mai avuto modo di incontrare o intervistare Casson?

Lo conobbi durante la lavorazione de La Notte della Repubblica. Era stato un testimone tra i più accreditati di una “rivoluzione senza popolo”, come avevo chiamato quella tragedia quando non si capiva ancora la piega che avrebbe preso.

Poi, dopo anni, vi siete ritrovati in Parlamento tra gli scranni del Pd…

In un Senato alle prese con argomenti diversamente gravi, un groviglio di trasgressioni e di violenze, in cui “mafie” di varia natura, identità e minacce tenevano il campo in un’Italia dove la questione della democrazia, della legittimità e del civismo rappresentavano il grande e sempre inconcluso e indivisibile problema della regola e della giustizia, cioè del diritto e del dovere, della trasgressione e dell’impunità, della politica e della corruttela.

Da ex magistrato, Casson in Parlamento si è battuto soprattutto per ripristinare i principi di legalità contro il malaffare diffuso nel Paese?

Casson, che avevo alle spalle nella disposizione dei nostri scranni, era presto diventato, con il più anziano e autorevole collega D’Ambrosio, una sorta di cattedra e di consultorio per ogni genere di controversia democratica e costituzionale, giuridica e legale, si sollevasse nell’emiciclo; fino ad acquisire e a veder crescere la figura di un parlamentare tra i più reputati – per disciplina personale e istituzionale – che interpretava l’esigenza di non venir meno al ruolo della prima Camera, fondato sul sistema delle garanzie che la contemporaneità, con il suo veloce aggiornarsi, assegnava a un Parlamento anch’esso sempre più inedito nella sua dimensione e nei suoi compiti.

Cosa ne pensa della sua vittoria alle primarie per diventare candidato del Pd a Venezia? Sorpreso?

Andai a Mestre, con Casson, invitato, per dir così, a fargli compagnia, in realtà con l’animo sempre un po’ complice di chi lavora per un’idea, una scelta, e un progetto comune. Vinse il confronto delle primarie offrendo ai miei occhi lo spettacolo di una quasi innaturale normalità. Il pubblico era molto preso da quella insolita tonalità comunicativa, e il primo risultato si è visto.

Domenica prossima, il primo turno di quel che sarà l’elezione cruciale. Ce la farà a diventare sindaco?

Me lo auguro. Il risultato sarà la conferma di un nuovo linguaggio del pluralismo democratico; non rissoso, intollerante, ma frutto di una ragione ragionante, e non il prodotto, e la somma, di tante faziosità.

(28 maggio 2015)



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