Chiesa e modernità. La storia interrotta dei preti operai italiani

Giuseppina Vitale

L’opera autobiografica di Roberto Fiorini, “Figlio del Concilio. Una vita con i preti operai”, edizioni Paoline, riporta al centro del dibattito religioso un fatto ancora poco trattato dalla storiografia italiana. L’esperienza dei preti operai nata in Francia a partire dal 1943, in piena occupazione tedesca, generò, sul territorio d’oltralpe, un’intensa discussione sulla figura sacerdotale in rapporto alla società moderna industrializzata. La cospicua produzione storiografica sul tema di Étienne Fouilloux ed Émile Poulat ha interpretato la vicenda come una delle più audaci soluzioni missionarie proposte in Francia nella metà del Novecento. In Italia il maggiore contributo è dato dai lavori di Marta Margotti dell’Università degli studi di Torino.

Le prime esperienze di sacerdozio operaio nacquero nella Toscana degli anni Cinquanta a partire da don Bruno Borghi e Sirio Politi. Fiorini invece è figlio del Concilio, vale a dire, di quel profondo movimento messo in moto da uno spirito di avvicinamento e comprensione della modernità. La storia dei preti operai italiani copre fondamentalmente il ventennio degli anni Sessanta-Settanta e si intreccia simbioticamente con la storia politica del nostro paese. 

L’autore nel testo racconta dei fatti riguardanti il referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio del 1974, della campagna per il “no” portata avanti anche dai “cattolici del dissenso”, ma sopratutto costruisce una sorta di operazione di rimembranza sulla base di una scelta che ha cambiato il suo essere prete nel mondo: il lavoro. Infermiere in un ospedale psichiatrico dal 1973, Fiorini è il simbolo di quella «Chiesa cattolica che negli anni Settanta si colloca pienamente nel clima culturale e spirituale del post-concilio, alla luce del quale vengono letti i segnali e gli eventi dello scenario internazionale e nazionale, culturale e politico», per dirla con Alberto Melloni.  

Con una prefazione di Armido Rizzi che coglie nel segno le ragioni profonde di una scelta, l’opera si dirama attraverso il racconto intimo per giungere sino all’itinerario teologico-spirituale sorretto costantemente dal pensiero di Dietrich Bonhoeffer, caro al Fiorini. “Figlio del Concilio” è il racconto di un’epoca ma è pure un riaffiorare di temi divenuti urgenti anche per il nostro tempo e che la figura di papa Bergoglio riporta in auge con una delicatezza irruente.

Roberto Fiorini, Figlio del Concilio. Una vita con i preti operai, Cinisello Balsamo, Edizioni Paoline, 2015, 223 pp.

(6 ottobre 2016)



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