Le odiose immunità che proteggono i signori della Casta

Paolo Flores d’Arcais

, il Fatto quotidiano, 12 luglio 2011

I segreti dei reati dell’onorevole Milanese sono in cinque cassette di sicurezza di una banca a due passi dal ministero dell’Economia. In quelle cassette con ogni probabilità non vi sono solo le prove dei crimini di Milanese, evidentemente già raccolte per altre vie, visto che il magistrato ha chiesto l’arresto del deputato del Pdl, vi sono materiali che potrebbero portare all’incriminazione di una intera rete di affaristi che spolpano i beni pubblici e gli enti “parastatali” come fossero “cosa loro”, l’ennesima P (4, 5… n) che manipola le nomine di Eni, Enel, Anas, Fs, Poligrafico dello Stato, Sogei, Finmeccanica, Fincantieri, Enav e altro ancora.

Quelle cinque cassette potrebbero insomma essere una miniera per fare pulizia almeno in un angolo di quelle gigantesche stalle di Augia cui si è ridotta la politica del regime berlusconiano. Ma i magistrati quelle cassette non le possono aprire. Così come non hanno potuto perquisire l’altro giorno gli uffici di una fondazione legata a Berlusconi e sospettata di essere veicolo di illeciti, e non si sono potuti avvicinare ai libri contabili e a quanto di “sensibile” si sarebbe potuto trovare nella sede dell’ufficiale pagatore delle “olgettine”, che una provvidenziale targa d’ottone ha trasformato in ufficio del premier. Eppure tutti vi racconteranno che la democrazia esige trasparenza, la vita politica deve essere una casa di vetro, e l’onorevole Alfano proclamerà l’indefettibile volontà che il Pdl sia il partito degli onesti, riducendosi così a segretario del partito-Bagaglino.

Il fatto è che i signori della Casta non godono solo del privilegio di non poter essere arrestati senza il consenso dei loro compari (consenso che non arriva mai, ovviamente), ma anche di avere ogni ufficio, abitazione, auto, cassetta di sicurezza, linea e tabulato telefonico, trasformati in altrettanti tabù, quali che siano i sospetti di reati, anche gravissimi. L’immunità dei parlamentari non riguarda la sola libertà personale (che pure andrebbe tutelata esclusivamente rispetto al fumus persecutionis), ma qualsiasi prova, indizio, traccia delle loro malversazioni. Altro che “legge eguale per tutti”: a differenza del cittadino normale, che se delinque sa di correre qualche rischio di indagine, i signori della Casta sanno di vivere in un perpetuo “diritto d’asilo”, come il criminale di rango nelle cattedrali medievali: inavvicinabile dalla giustizia.

Questi mostruosi privilegi vanno abrogati, altrimenti parlare di questione morale diventa indecente cachinno. Con un referendum si può.

(12 luglio 2011)

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