L’Italia civile ha vinto i referendum ma in tv c’è posto solo per la “casta”

Paolo Flores d’Arcais

, da il Fatto quotidiano, 17 giugno 2011

Ma i referendum li hanno vinti i partiti? O non piuttosto i “comitati” che li hanno promossi, le rarissime testate che li hanno appoggiati fin dall’inizio, i siti web con il loro impegno di “politica fai da te”, le personalità della cultura, della scienza, dello spettacolo, che non hanno aspettato l’ultimo minuto per spendersi dalla parte dell’acqua, del non-nucleare, della legalità?

La risposta è ovvia, tutti riconoscono che a vincere è stata la società civile (oltre al partito di Di Pietro, che ha raccolto le firme tra l’ostilità di tutti gli altri), ma il paradosso è che a spiegarlo e riconoscerlo, in tv, vengono invitati proprio e solo gli esponenti delle nomenklature e della “casta”. Ennesima dimostrazione di totale disprezzo per la democrazia, ma anche di ottusa cecità rispetto a quanto matura nel paese in carne ed ossa.

Bianca Berlinguer si è stracciata le vesti perché nella piazza della festa dei quattro sì il cronista del tg3 viene contestato e non lo fanno salire sulla postazione, ma quale altra forma di protesta resta ai veri protagonisti del referendum, di fronte a uno “studio” dove concionano e si appropriano della vittoria politicanti di ogni risma e “giornalisti” spesso più politicanti dei politicanti?

Del resto, è stato così in tutti i dieci anni passati, che pure hanno visto in Italia un fenomeno unico al mondo di politica auto-organizzata, di manifestazioni gigantesche promosse spesso da quattro o cinque amici, con una frequenza e continuità che sbalordivano e smentivano i soliti “realisti” (“la gente è stanca di scendere in piazza, questa volta sarà un flop…”): dal Palavobis e i girotondi del ’92 alle donne di “Se non ora quando” del febbraio scorso, passando per no-global, popolo viola, lotte studentesche, manifestazioni della Fiom.

Ogni volta le tv, anche quelle che si immaginerebbero come nicchie ecologiche di sopravvissuta democrazia, davano spazio sempre e solo (con l’eccezione di Santoro) al commento dei cacicchi di partito, che quelle manifestazioni avevano osteggiato (centro-sinistra) o criminalizzato (regime). Mai che i protagonisti della “cosa stessa” fossero anche protagonisti nel dibattito televisivo. Quando è avvenuto, è stato in dosi omeopatiche. Mentre in dosi industriali ci venivano serviti puntualmente “giornalisti” di testate clandestine, i Menichini di “Europa” e i Polito del “Riformista” (per non parlare del “Foglio”), che spiegavano al cittadino quanto velleitari fossero questi “estremisti”. Lo schiaffo dei referendum riguarda anche loro.

(17 giugno 2011)

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