Mattarella, la scelta migliore
Paolo Flores d'Arcais
I politici si giudicano dalle azioni (tra le quali importantissimi sono i gesti simbolici, e lo scarto tra le parole e i fatti). La carriera di Sergio Mattarella è stata passata al microscopio, che è riuscito a evidenziare una sola macchia nella sua storia politica, quel martedì 20 gennaio del 1998, quando nella seduta n. 299 della XIII legislatura votò contro la richiesta di arresto di Cesare Previti. Altro non si è trovato, che possa dare discredito morale alla sua figura.
Dunque, Sergio Mattarella è di gran lunga, anzi incomparabilmente, la scelta migliore tra i tanti nomi di candidati con qualche chance reale che sono entrati per settimane nei pourparler e nelle trattative di Palazzo.
Sulla carta, almeno. Ora lo vedremo nella sua azione come Presidente.
La sua prima azione c’è già stata: per rappresentare l’unità della nazione, come vuole la Costituzione, appena eletto si è recato alle Fosse Ardeatine, al santuario laico del martirio della Resistenza, dell’eccidio nazifascista che mai dovrà essere dimenticato. Migliore e più solenne inizio il settennato non poteva avere.
Vedremo se il resto sarà all’altezza, giorno per giorno, per sette anni, in coerenza con i valori repubblicani di giustizia e libertà che la Carta Costituzionale, nata dalla vittoria della Resistenza, solennemente proclama nei suoi primi articoli come intangibili, frutto di quel “patto giurato fra uomini liberi” che le parole di Piero Calamandrei hanno scolpito come dovere civile di ogni italiano nell’atrio del palazzo comunale di Cuneo, il 4 dicembre del 1952, 8 anniversario del sacrificio di Duccio Galimberti.
(1 febbraio 2015)
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