Mes e Recovery Fund, la solidarietà è in cambio di sudditanza

Carlo Clericetti

Dopo l’intervento di Lucrezia Reichlin è il membro del board Bce Yves Mersch a chiarire in che consista la “solidarietà europea”. La Bce – dice – deve smetterla di tenere i tassi così bassi, altrimenti gli Stati si finanziano sul mercato e non con il Recovery e il Mes, evitando di sottoporsi alle condizionalità, cioè di farsi dirigere da altri.

Era un vero e proprio avvertimento quello lanciato nell’intervento di Lucrezia Reichlin sul Corriere della Sera. Reichlin è un’economista ben addentro agli organismi istituzionali e sa, quindi, che cosa si muove nelle stanze dove si prendono le decisioni.

Il ruolo che sta svolgendo la Bce, scriveva Reichlin, è reso possibile dal fatto che si è raggiunto in Europa un consenso politico sul modo di affrontare la crisi. Questo consenso è basato anche sull’uso degli strumenti approntati per questo scopo, e quindi se alcuni paesi rifiutano di utilizzarli il consenso potrebbe incrinarsi, e questo si rifletterebbe sulla libertà di azione che è stata data alla banca centrale. Reichlin citava espressamente l’Italia, dove c’è una forte area di opposizione al Mes (a livello politico i 5S e i partiti di opposizione, ma fiancheggiati da un gran numero di economisti dei più vari orientamenti politici), e la Spagna, che non intende ricorrere ai prestiti del Recovery Fund e sfruttare solo la parte cosiddetta “a fondo perduto”.

Bene, una recente dichiarazione di un rappresentante dei paesi definiti “frugali” fa capire che quella non è solo una supposizione dell’economista, ma proprio il tema del prossimo scontro, di quelli che si svolgono nelle stanze del potere e di cui all’opinione pubblica giungono solo brandelli di notizie.

La dichiarazione è quella di Yves Mersch, membro del board della Bce e prima, per quasi tre lustri, governatore della Banca del Lussemburgo (e la sua nazionalità è già una garanzia…). L’ha fatta nel corso di un dibattito sul Recovery Fund ed è stata riportata dall’agenzia Reuters. La Bce tiene i tassi eccezionalmente bassi (“super-low”) – ha detto Mersch – e questo spinge alcuni paesi ad indebitarsi a basso costo sul mercato invece di accedere agli strumenti varati per affrontare la crisi, che prevedono condizionalità (corsivo mio). È mia opinione che questo dovrebbe provocare una reazione della Banca centrale, che non può essere usata per aggirare le misure concordate al livello europeo. Non possiamo dare una garanzia per permettere questo ovvio aggiramento. Invito tutti gli Stati membri – ha concluso – a non minare il nuovo approccio solidale europeo rinnegando quello che con tanta difficoltà è stato approvato”.

È quello che ha detto Reichlin, ma l’ex governatore del Granducato dell’elusione fiscale, in più, spiega chiaramente quale sia il prezzo del “consenso” e della “solidarietà europea”. Se potessimo leggere i suoi pensieri troveremmo espressioni meno diplomatiche, del tipo: brutti pezzenti, spreconi e incapaci, noi vi salviamo facendovi avere un sacco di soldi, ma dobbiamo essere NOI a dirvi come governare, altrimenti li sprecate in vino e donne (“Non puoi spendere tutti soldi per vino e donne e poi chiedere aiuto”, disse tre anni fa il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem).

“Noi” sarebbe gente di questa risma, che dal calduccio dei paradisi fiscali monta in cattedra e propina le ricette sbagliate che hanno fatto della scorsa crisi una tragedia. Gente che in America sarebbe presa a pedate persino dai conservatori, che quando si è trattato di affrontare la crisi il portafoglio lo hanno aperto eccome, e non hanno certo contrastato la politica espansiva della Federal Reserve, mentre qui da noi ci sono voluti anni prima che Draghi (non certo un rivoluzionario, e nemmeno vagamente di sinistra) riuscisse a far capire che era indispensabile un intervento.

Mersch è in scadenza, ma sarà sostituito da un olandese (Frank Elderson), il che non lascia sperare in grandi cambiamenti. Nel frattempo si è fatto vivo anche Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank, dicendo cose analoghe: “Non mettere la politica monetaria al servizio di quella fiscale”, recita un suo tweet.

Se qualcuno avesse avuto ancora dubbi sul reale significato del ricorso al Mes, il signor Mersch a questo punto dovrebbe aver fugato ogni possibile incertezza: il Mes serve a metterci le briglie, ad annullare le ultime briciole di autonomia che ci restano. Anche in Italia c’è una forte corrente che pensa che sia meglio così. Qui non è questione di sovranismo, giova ripeterlo: possibile che non si sia ancora capito che, quando ti metti nelle mani degli altri, quelli fanno i loro interessi, non i tuoi.

Aspettiamoci, dunque, che lo scontro sull’azione della Bce si faccia più duro, perché quella è l’arma di ricatto “da fine del mondo”: accettate di farvi governare da noi, dicono i paesi finti frugali e veri arroganti, altrimenti facciamo chiudere il rubinetto di Francoforte. Per ora la guida Lagarde-Macron resiste: speriamo che non faccia la fine della Linea Maginot.
(13 novembre 2020)




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