Milano, 19 luglio, ore 16.58. Un minuto di silenzio per Paolo Borsellino

Rossella Guadagnini

Una parte simbolo del tutto. Un minuto di silenzio al posto di 20 anni di silenzi. Può bastare? Il principio della "pars pro toto" è tanto più valido, quanto più si procede per sottrazione. Nel caso delle stragi di mafia le sottrazioni sono di corpi e di uomini, di idee e di valori. Il silenzio e la parola vanno attentamente dosati. Alle 16.58 del 19 luglio, nel momento esatto della morte di Paolo Borsellino, a Milano verrà osservato un minuto di silenzio nel corso della manifestazione "Per non dimenticare, a 20 anni dalla strage di via D’Amelio". Perché non sia solo Palermo a ricordare il giudice assassinato.
Indetta da Libera e dall’Associazione Nazionale Magistrati, la manifestazione che si svolgerà a partire dalle 15,30 nell’Aula Magna di Palazzo di Giustizia, è introdotta dal saluto del presidente della corte d’Appello di Milano, Giovanni Canzio.

All’iniziativa "Un momento di riflessione comune" parteciperanno Giovanni Fabrizio Narbone, presidente dell’Anm di Milano, l’attrice Lella Costa, la giornalista Antonella Mascali. Verrà inoltre proposta una sintesi della rappresentazione teatrale "Paolo Borsellino essendo Stato" di Ruggero Cappuccio. Per l’occasione saranno letti alcuni brani tratti dal libro "Le ultime parole di Falcone e Borsellino", edito da Chiarelettere, a cura di Antonella Mascali.

"La realtà che abbiamo vissuto e sofferto con Giovanni e Paolo racconta che, diversamente da quanto si ripete nelle cerimonie ufficiali, il male di mafia non è affatto solo fuori di noi, è anche ‘tra noi’", sostiene Roberto Scarpinato, procuratore generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta, autore della prefazione al volume. "Gli assassini e i loro complici non hanno solo i volti truci e crudeli di coloro che sulla scena dei delitti si sono sporcati le mani di sangue, ma anche i volti di tanti, di troppi sepolcri imbiancati. Un popolo di colletti bianchi – prosegue il magistrato – che hanno frequentato le nostre stesse scuole e che affollano i migliori salotti: presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali, presidenti della Regione siciliana, vertici dei servizi segreti e della polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d’oro, personaggi apicali dell’economia e della finanza e molti altri".

"Tutte responsabilità penali certificate da sentenze definitive – rammenta ancora Scarpinato – costate lacrime e sangue, e tuttavia rimosse da una retorica pubblica e da un sistema dei media che, tranne poche eccezioni, illumina a viva luce solo la faccia del pianeta mafioso abitata dalla mafia popolare, quella del racket e degli stupefacenti, elevando una parte a simbolo del tutto". Una parte a simbolo del tutto. E ora? Ora aspettiamo le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per commemorare la strage di via D’Amelio. Essendo Stato.

(17 luglio 2012)



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