Sì a Gino Strada Commissario in Calabria, ma non va lasciato solo

Angelo Cannatà

Protezione. Scorta. Intelligence. Sono le prime parole che mi vengono in mente pensando al possibile incarico di Gino Strada, uomo giusto, a Commissario alla sanità in Calabria: la nomina, avanzata dalle Sardine e ora da Nicola Morra, se dovesse andare in porto potrebbe creargli problemi proprio per la serietà, l’intelligenza, la determinazione, il coraggio dell’uomo: qualità “pericolose” in terra di ‘ndrangheta. Insomma, le ‘ndrine non gli consentiranno, senza batter colpo, di spezzare il legame malasanità-crimine-politica su cui prosperano da decenni. Chi tocca certi interessi muore nella terra di Corrado Alvaro (cfr. Un treno nel Sud).

Gino Strada non è un uomo come tanti altri. La sua serietà lo porterà a esigere un quadro completo del “disordine organizzato” nella malasanità di Vibo, Crotone, Gioia Tauro, Reggio, Catanzaro, Lamezia, Soverato, Palmi, Cosenza. Posti letto, terapia intensiva, organico, strutture, mezzi. Verificherà il disastro. E vorrà capire perché. La sua intelligenza lo porterà a “constatare”, dalla cronaca lo sa già, che il caos della sanità pubblica è funzionale agli interessi delle cliniche private; che girano troppi soldi nell’incastro perverso sanità/politica; che la terra di Saverio Strati è “aspra, omertosa, dura” (“affiliazione” “rispetto” “’ndrina”, andrebbe riletto con attenzione Il selvaggio di Santa Venere).
Gino Strada non è un uomo come tanti altri. La sua determinazione lo condurrà a toccare nodi purulenti, a recidere legami malati: “Questo è un infiltrato della ‘ndrangheta che ci fa qui?”, sembra di sentirlo. Il suo coraggio, lo porterà a denunciare il malaffare, a lavorare davvero alla ricostruzione, a rompere il business della ‘ndrangheta nella sanità. Dice bene Jasmine Cristallo, la Calabria ha bisogno “di un nome che non abbia ombra alcuna, lontano da qualunque logica spartitoria”. Giusto. Strada non cederà, è nella sua natura. Ma serietà, intelligenza, determinazione, coraggio, lo porteranno a sbattere (e farsi male) se lasciato solo. Non è cosa facile spezzare il legame ’ndrangheta-sanità. Troppi interessi. Troppe complicità.

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Si muore, e non si scopre mai nulla in Calabria: chi ha “suicidato” Maria Concetta Cacciola? Chi ha suicidato Fallara? (se è vero che l’induzione al suicidio è omicidio). Chi ha ucciso Francesco Fortugno? Chi sono i mandanti? Chi ha commissionato l’omicidio Ligato? Perché? Chi ha ucciso il giudice Scopelliti? Chi ha ucciso centinaia di persone in questo far west? Domande che ne richiamano un’altra: i partiti ci sono ancora in questa terra di ‘ndrangheta? Dimostrino di esistere, ora, in prossimità delle elezioni, negando a chi è in odore di ‘ndrangheta la candidatura; adesso, rifiutando –fino a farla sparire – la ‘ndranghetosità che copre il crimine, organizzando in favore di Gino Strada un cordone protettivo invalicabile, perché sia chiaro a tutti che la società civile sta con la legge, la giustizia, la legalità.

Voglio troppo bene a Gino per vederlo crivellato senza dire, oggi, le parole che state leggendo. Ci vuole poco in Calabria per morire. Poco. Basta toccare davvero certi interessi consolidati, e in pieno giorno, di sera, a qualsiasi ora, quando meno te l’aspetti, una grossa moto s’avvicina alla tua auto, rallenta, e un killer ti spara quattro colpi addosso. Fine. Nessuno ha visto niente. Lutto. Funerali. Fiaccolata antimafia. Poi nulla, e i boss di paese che commentano al bar: “Chi ci cridia Ginu Strada ca veni ‘ntra terra nostra u cumanda?” La terra nostra. Frase troppo volte sentita per sottovalutarla.

Mi piace la nomina di Strada a Commissario. È scelta felice (che la rifiutino Salvini e B. lo conferma) ma nessuno pensi di nominarlo senza una protezione e senza sentirsi colpevole se – Dio non voglia – dovesse accadergli qualcosa. Il calabrese Telesio spiega che la natura va studiata iuxta propria principia, utilizzando i principi che le sono propri e ne descrivono il funzionamento. Bene. La natura della ‘ndrangheta è quella che è da molto tempo, ne conosciamo i “principi” e il funzionamento: mandare allo sbaraglio Gino senza tenerne conto e senza proteggerlo è un errore. Che potrebbe essere fatale. Un motivo di speranza: in Calabria c’è un grande uomo, Gratteri, attivo e vigile: il destino di Strada, se verrà nominato Commissario – visto gli interessi che toccherà – è davvero nelle sue mani.

(11 novembre 2020)




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